Storie a schegge

Penelope

Penelope aveva mani piccole e fini.
Le dita affusolate quando si muovevano ricordavano il movimento elegante di un gatto e a volte, proprio come un felino, facevano degli scatti improvvisi scoppiando l’aria neanche fosse una gigantesca bolla di sapone e nulla più.
Le piaceva accarezzare le foglie degli alberi che costeggiavano il viale, i muri scrostati delle case, la pelle, la sua.
Disegnava i sorrisi sui visi delle persone, il sole alto nel cielo, i gabbiani appollaiati sugli scogli.
Del mare toccava il profumo come si fa con le pesche per sceglierle mature.
Gli altri la paura la “sentivano”, lei invece allungava le braccia e l’abbracciava forte.
Mentre il mondo si sbriciolava davanti agli sguardi sbigottiti della folla lei si faceva largo, tastando le macerie e immaginandone l’antico valore.
Penelope aveva le mani più delicate e fragili del mondo eppure non aveva paura a lasciarle scivolare sulla vita della gente.
Penelope non voleva lasciare il proprio segno forte e irreversibile come un marchio a fuoco sulla pelle, lei ambiva ad essere il brivido, quello che ti sfiora piano e, per qualche inspiegabile ragione, non scordi più.

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