Storie a schegge

Essere vivi, a quest’età, non serve a niente

La porta scorrevole del negozio lascia entrare un vento gelido che preannuncia una nevicata che da tempo tarda ad arrivare.
Il passo è cauto, carezzevole, proprio di chi odia disturbare.
La signora Italia mi raggiunge dietro il bancone, lentamente, esitando a ogni passo per la stanchezza e l’imbarazzo.
Vorrei dirle che va bene, che non sta facendo nulla di cui doversi vergognare. Sono anni ormai che l’accompagno con lo sguardo dall’ingresso fino a me.
Solo con lo sguardo sì, per delle insulse e sciocche regole aziendali. Regole che non c’entrano nulla con la quotidianità, con quella elegante signora settantenne che adesso strizza gli occhi venendomi incontro senza potermi riconoscere.
E allora bene, così sia.
Non mi posso muovere, ma so aspettare.
Non posso andarle incontro, ma so come accoglierla.
Lei procede piano muovendo le braccia esili verso di me, scusandosi con le mani prima che con la voce.
L’accolgo con un sorriso carico di tenerezza e comprensione.
<<Mi scusi sa, mi serve della carne… potrebbe lei? Le dispiace? Io non vedo più ormai… non distinguo… e delle uova. Può? Potrebbe?…>> – balbetta nascondendo il rossore dietro un vecchio scialle poggiato sulle spalle.
La rassicuro, chiamo Lorenzo affaccendato nel reparto a pochi passi dalla cassa. Gli affido i compiti e lo osservo sparire dietro gli scaffali dei biscotti e delle merendine della colazione.
La signora Italia non la smette di scusarsi.
<<Sono Silvana>> – le dico, come ogni volta, sperando mi riconosca e si tranquillizzi.
Lei ripete il mio nome scavando nella memoria vanamente.
<<Mi dispiace, mi dispiace. – balbetta – I figli sono sempre impegnati e i vecchi… i vecchi non muoiono più>>.
<<E non è meglio?>> – le chiedo dolcemente, lasciando scivolare una mano sulla sua bianca e infreddolita.
<<Eh signorina – mi sussurra all’orecchio – essere vivi, a quest’età, non serve a niente>>.

3 pensieri su “Essere vivi, a quest’età, non serve a niente”

    1. Credo sia una convinzione abbastanza radicata nelle generazioni passate. Probabilmente adesso si è all’estremo opposto. Personalmente credo che estremizzare non porti mai a nulla di buono.

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