Frammenti di pensieri

Stridore

Tendiamo l’orecchio solo verso quello che riconosciamo.
Storie, canzoni, parole.
Un richiamo da un luogo remoto che unisce presente e passato, rispolverando ricordi nebulosi e lontani sedimentati da qualche parte nella mente e nel cuore.
Il resto, tutto il resto, ci resta estraneo, del tutto inaccessibile.
L’altro orecchio è proteso solo verso di noi, ad ascoltare la nostra vocina interiore che sciorina paturnie e sospira speranze.
Vorrei sentire la tua voce, ma non raggiunge il mio padiglione, si disperde nell’aria che ci divide.
Vorrei urlarti di parlare più forte, proporti di venirci incontro e trovarci a metà strada, ma nemmeno tu riesci a sentirmi.
Allora inanello parole scritte, sentendo l’inadeguatezza, il cigolio stridulo di un meccanismo inceppato che andrebbe oliato e curato per poter tornare a scivolare.
Vorrei spargere parole come coriandoli, far piovere colori, speranze, storie. Vederle magari posarsi su di te.
Se ci riuscissi, se ci riuscissi davvero, mi riconosceresti?

Frammenti di pensieri

Possibile?

Tentenno con le mani a un soffio dalla tastiera.
Accarezzo le lettere e vorrei, davvero, vorrei riuscire a rispondere a queste semplici domande.
Sono stata già abbondantemente ripresa e il mio senso di colpa continua ad allungarsi a macchia d’olio. Sono così sfinita e scoraggiata da non aver nemmeno la voglia di piangere.
Possibile?
“Devi solo dire chi sei, cosa sai fare, come puoi renderti utile, semplice no?”
Ci penso e mi sento ancora più stupida.
Perché non so rispondere a nessuna delle tre e mi sembra abbastanza assurdo.
Non so chi sono, ma posso dirti esattamente cosa provo, raccontarti con minuzia quello che sento.
Non ho mai capito questa mania di definirsi con un nome, un titolo, un’età. Non dicono niente di chi sei, sono dati destinati ad adagiarsi inutili sulla superficie.
Cosa so fare? Non saprei, una laurea davvero ti rende in grado di fare qualcosa concretamente, al di fuori dei libri, nella vita reale, tra affitti e bollette da pagare?
Mica puoi imbrodarti di elogi o definirti talento, e poi loro chiedono parametri oggettivi e io so che ciò che distingue me con i classici parametri non c’entra niente.
Come potrei essere utile a loro?
Non ho ancora capito come poter essere utile a me, alla mia vita in costante ristrutturazione. Figurati come potrei mai spiegare che “grande” acquisto potrei essere per loro.
So solo che esisto per le parole.
Sono nata dalle parole, quelle pronunciate con una promessa a fior di labbra quasi 30 anni fa, la stessa promessa che rinnovo ogni giorno scrivendole su un foglio.
Un semplice, sconsiderato atto d’amore.
Non ho niente di speciale, nessun titolo strabiliante, nessuna impresa eroica o conoscenza particolare.
Niente di tutto questo.
Solo le parole.
Sono parte di loro, fanno parte di me.

Frammenti di pensieri

Oggi è uno di quei giorni.
Ne sento il peso e fa un male cane.
È diverso rispetto al solito, mi manchi sempre, costantemente. Torni nei miei sogni, riscrivo il finale ancora e ancora come se il tempo non fosse mai passato. Come se tutto potesse realmente ancora cambiare.
Ma ci sono di questi giorni, dannazione, in cui l’assenza combacia col bisogno e mi sento sopraffare.
Vorrei un tuo consiglio, sapere cosa faresti tu, come ti comporteresti per risolvere la situazione nel migliore dei modi senza far male o ferire nessuno. Gli altri certo, ma soprattutto me stessa.
Ho sempre ammirato la tua capacità di gestire le situazioni, di scegliere i toni e i modi giusti per chiarire mantenendo comunque un clima di rispetto e limpidezza.
Cosa faresti tu? Come?
Cerco risposte nei consigli degli altri, ma nessuno mi soddisfa, nessuno mi sembra giusto, corretto rispetto a quelli che mi daresti tu.
Mi manchi.
Mi manchi e non so cosa fare.
Parlo con la tua foto appoggiata sul mobile aspettando una risposta che non arriverà mai.
Mi sento stupida, triste e anche un po’ pazza.
Fa male sempre, tanto, immensamente, ma oggi, oggi, ancora di più.

Frammenti di pensieri

Germogli

Fuori dalla finestra dei ragazzi suonano i tamburi seguendo un ritmo primordiale.
Incalzante come la vita che non accenna a fermarsi a dispetto di tutto.
Sfacciato come il senso di sfida che li ha portati qui, in quattro, a suonare in una città silenziosa e stanca.
Li guardo con il cuore gonfio di malinconia, smarrita come la domanda che mi è sfuggita dalle labbra qualche minuto fa.
E adesso?
Che si fa? Che farò?
Si va incontro alla vita, perché lei è più forte di tutto.
Delle nostre paure, delle sconfitte, del dolore, della parola fine.
Me lo dice quella musica, il ricordo di un abbraccio ancora impresso sul cuore.
Finalmente una risposta, una a miliardi di domande.
Conoscerla però non impedisce alle mie lacrime di rotolare giù fino a schiantarsi sul pavimento freddo.
A ogni goccia le mattonelle perdono forma, sfocano, diventano altro.
Al loro posto un terreno bruno apparentemente spoglio, ma su cui, a guardare meglio, si notano macchie di un verde brillante, promesse di un nuovo germoglio, di un futuro che verrà.

Frammenti di pensieri

Quando parlate sento solo “bla bla bla”

Avete anche voi la sensazione di essere accerchiati da un insistente brusio?
Voci che si accavallano, opinioni e notizie gettate alla rinfusa come legna sul fuoco.
La fiamma divampa ma anziché illuminare il circondario occupa la visuale, il suo scoppiettio percorre vorticosamente il padiglione auricolare e scivola sempre più giù, fino a esplodere all’altezza del cuore.
Abbasso la manopola dei sensi e finalmente ricomincio a respirare.
Nel buio sotto le mie palpebre chiuse.
Nel silenzio improvviso della casa spenta.
Mi porto le mani sul petto, sento il cuore battere sotto le dita e, per la prima volta, mi sembra di non aver mai ascoltato suono più bello.